Come un rumore d’estate, di notti leggere e di famiglie riunite. Un cinema all’aperto, il cineforum della parrocchia o, per i più avanguardisti, le bobine noleggiate dalle Edizioni Paoline e proiettate nel salotto familiare insieme a vicini ed amici. Quei film dal bianco e nero profondo e ombroso che lasciavano paesaggi e decori alla nostra giovane immaginazione, animavano le nostre curiosità e i nostri sogni. Noi non andavamo semplicemente a vedere un film, andavamo al cinema. Il cinema era un polo di aggregazione sociale, culturale, di tempo davvero libero. Di tempo da condividere.  Niente regole. Entravi in qualsiasi momento e potevi riguardare lo stesso film all’infinito. Era una piccola magia che si ripeteva ogni domenica e ogni giorno di festa. Film storici, musical, thriller, e poi i neo realisti italiani,  la nouvelle vague francese, la nuova Hollywood e i suoi kolossal…..E’ stato il cinema la mia prima passione giovanile, pura e indimenticabile. Come il primo amore, come l’ultimo. E oggi che passiamo il tempo, incostanti e distratti, davanti ai nostri appuntamenti seriali, il grande schermo magico continua ad esercitare un fascino potente e  ipnotico,  un tantino démodé.

Atmosfera Nuovo Cinema Paradiso

É con un’ emozione fuori moda   che ho scoperto la seconda edizione del Festival Ciné-Notes, creato da Benoît Daldin, nel programma dell’ Opera National di Bordeaux.  Una relazione amorosa fra i grandi registi e i compositori di musiche da film, spesso dimenticati. L’anno scorso il Festival é stato dedicato al francese Philippe Sarde, pluripremiato ai César, e quest’anno  l’omaggio a Bernard Herrmann. Herrmann, newyorchese di origini  russe, fu molto più di un compositore e direttore d’orchestra, fu autore visionario e talentuoso, creatore  musicale  raffinato, amante di copioni intensi e provocatori, un vero  sound designer, come lo chiameremmo oggigiorno. Raggiunse il successo lavorando con Orson Welles in Quarto Potere  (Citizen Kane, 1941), collaborando in seguito per i più’ grandi registi americani e internazionali. Grande amore professionale di Alfred Hitchcock, interrotto poi nel 1966 per divergenze di stile. Negli anni ’70 sublima con le sue composizioni i psycho-thriller della nuova generazione americana, fra cui le opere dei registi  Brian de Palma e Martin Scorsese.

Rivedere all’Auditorium di Bordeaux Taxi Driver di Martin Scorsese, dopo più di 35 anni, é stato illuminante. La colonna sonora, con la scelta deliberata di Herrmann di insistere sulle partizioni per fiati proprio per trasmettere l’atmosfera densa e corrotta della vita notturna  di New York, é assolutamente geniale. Come  precisava Scorsese, “….il protagonista Travis Bickel (Robert de Niro), si colloca in qualche modo fra Charles Manson e San Paolo…..” .

La proiezione di “La donna che visse due volte”  (Vertigo, 1958) di Alfred Hitchcock, invece, con la colonna sonora interpretata in diretta dalla meravigliosa orchestra del ONBA, ci ha incollato alle poltrone per due ore, stregati da immagini e suoni. Una forte emozione per tutti, melomani e cinofili. Un’ esperienza al contempo esaltante e poetica, magnetica e affascinante. Un grande omaggio a Bernard Herrmann. Nessuna voglia pero’ di interrompere la magia del ciné-concert e di rientrare a casa.

Un uccellino mi dice pero’ che la terza edizione del Festival Ciné-Notes nel 2020 ci riserverà delle vere belle sorprese….. Stay tuned!

Info: Opera National de Bordeaux